Siracusa e il suo fascino sublime

E’ una perla della Magna Grecia che nel corso dei secoli ha conosciuto periodi di grande splendore.  Anche se le tracce di vita umana rinvenute nel sito risalgono al paleolitico superiore, la sua storia prese avvio nel 734 a.C., quando venne fondata sull’isola di Ortigia dai greci di Corinto, guidati da Archia Bacchiada. La città si estese presto alla terraferma, guadagnando una certa rilevanza sul piano economico. Il governo faceva capo all’aristocrazia terriera, ma il malessere dei lavoratori siculi, oberati da carichi eccessivi, spinse questi ultimi ad una rivolta che, nel V secolo, allontanò dai confini urbani i proprietari fondiari, denominati gamoroi. In loro soccorso venne Gelone, signore di Gela, che li riportò a Siracusa, dove assunse il potere assoluto nel 485. Sotto il suo dominio il centro conobbe una fase di grande vivacità. La sua forza crebbe dopo la sconfitta dei cartaginesi, avvenuta a Imera nel 480. In memoria di quel successo venne issato al cielo il tempio di Athena. Alla scomparsa di Gelone, avvenuta due anni dopo, il ciclo espansivo proseguì col fratello Gerone I, che ne face un gioiello del mondo greco. La sua ramificazione sul territorio scatenò le ire degli Ateniesi che, nel 427 e nel 415, tentarono infruttuosamente l’attacco. Alcuni anni dopo (406) lo scettro del comando passò nelle mani di Dionisio I, che seppe sfruttare al meglio le sue doti tattiche, per consegnare a Siracusa una posizione luminosa. Poi venne il turno di Dioniso II, contrastato da tanti intermezzi, che incisero sul suo operato. Le cose andarono meglio con Timoleonte, prima che Gerone II iniziasse la battaglia contro i romani, con le conseguenze tipiche dei conflitti. Dopo una breve armistizio, le ostilità ripresero sotto il governo di Geronimo, fino alla caduta del 212 a.C. I nuovi dominatori non furono molto generosi con la città, ma consegnarono alcune realizzazioni importanti, come l’anfiteatro, il ginnasio e le catacombe. Poi venne l’epoca dei bizantini che, nel 663, scelsero Siracusa come sede della loro corte imperiale. In questa veste le regalano molto fulgore. Nell’878 la città finì in mani arabe, prima di essere ripresa dai bizantini, che la liberarono nel 1040. A quel periodo si deve la nascita del Castello di Maniace, dei palazzi Montalto e Gargallo e della chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, che ospita la tela del “Seppellimento di Santa Lucia” (1608), dipinta dal Caravaggio durante il soggiorno aretuseo. Nel 1693 Siracusa venne colpita da un terribile terremoto; poi scoprì il risveglio barocco, con il sorgere di architetture di pregio, degne del glorioso passato. Nacquero diversi palazzi, compreso il Vermexio (sede del municipio), ma anche le chiese dell’Immacolata, dei Cappuccini, di San Giuseppe, di Santa Lucia alla Badia e molte altre. Fra i monumenti sacri di epoca più recente merita di essere citato il Santuario della Madonna delle Lacrime, voluto per celebrare la Vergine Maria dopo la lacrimazione di una sua effige in un’abitazione della zona. La costruzione dell’edificio di culto, a forma di cono rovesciato, ebbe inizio nel 1966. Il suo slancio al cielo rappresenta l’elevazione dell’umanità verso Dio. Sulla punta in acciaio, che sormonta il blocco, si trova una statua della Madonna, plasmata in bronzo dorato. Il quadretto del miracolo viene accolto nell’altare centrale della chiesa. Questo è l’ultimo capolavoro di una città meravigliosa, nata nella piccola isola di Ortigia, dove sorge il duomo cittadino, edificato nel VII secolo sull’antico tempio di Athena, di cui si coglie la struttura del colonnato. La facciata in stile barocco, disegnata da Pompeo Picherali, è di epoca settecentesca. Un grande travaglio caratterizzò la nascita del prospetto. I lavori presero avvio nel 1728, ma tre anni dopo subirono uno stop di quattro lustri, prima della ripresa che li portò a conclusione. La sua fisionomia è ingentilita dalle statue in marmo di Ignazio Marabitti, dedicate ai Santi Pietro e Paolo, all’Immacolata, a San Marziano e a Santa Lucia. All’interno si aprono agli occhi le tre navate, che custodiscono degli splendidi tesori d’arte. In fondo all’abside c’è un olio su tela della Natività di Maria, dipinto da Agostino Scilla nel 1663. Nella parte alta si trovano due pitture del Galimberti, mentre le pareti lasciano godere di grafiche mosaicate di epoca normanna. Il fonte battesimale occupa una sezione della navata destra. Qui si erge la Cappella del Crocifisso (1792), decorata da una tavola di Antonello da Messina e da altri capolavori della sua scuola. Nella navata opposta ci sono diverse opere dei Gagini, di epoca Cinquecentesca. La cappella di Santa Lucia accoglie in una cavità il simulacro argenteo della patrona, plasmato da Pietro Rizzo con rappresentazioni legate al suo martirio. Di grande interesse anche la cappella del SS. Sacramento, a pianta poligonale, sul cui altare in marmo spicca il caratteristico ciborio. I suggestivi affreschi di Agostino Scilla donano raffinata presenza alla volta a botte. Di matrice normanna sono le chiese di San Martino, San Nicolò e Santa Lucia. La prima delle tre risale al VI secolo, ma consistenti opere di revisione, che ne hanno mutato l’aspetto, sono ascrivibili al XIV e XV secolo. Molto interessanti gli altari che impreziosiscono le navate laterali e il polittico su tavola di tal “Maestro di S. Martino”. Uno dei gioielli più importanti della città è il teatro greco, ricostruito tra il 238 e il 215 a.C. da Gerone II, che gli diede la fisionomia attuale. Il suo sviluppo tenne nella massima considerazione l’acustica, con risultati degni di nota. L’area degli spalti ha un diametro di 139 metri e 67 ordini di gradini. Quanto basta per farne uno dei più grandi esempi del mondo greco. Ammirarlo regala emozioni indescrivibili, che vale la pena di vivere di persona. A breve distanza sorge l’orecchio di Dionisio, famoso per la sua capacità di amplificare i suoni. Di sicuro interesse il circuito delle gallerie, che mette in vetrina alcune espressioni della ricchezza creativa umana. Uno dei musei più rinomati è quello Archeologico Regionale, il più importante dell’isola. E’ dedicato a Paolo Orsi e, come un prezioso scrigno, custodisce cimeli di grande valore, apprezzati dagli studiosi di tutto il mondo. Nelle sue sale c’è un ricco assortimento di reperti, con decorazioni, vasi e gioielli che si legano a diversi periodi, dalla preistoria all’epoca greca e romana. Si tratta di lotti provenienti da esplorazioni e scavi effettuati in città, ma anche di tesori d’arte rinvenuti in altre zone dell’isola. Fra i pezzi più conosciuti il Sarcofago di Adelfia e la Venere Landolina. Degno di nota anche il museo Bellomo, che insiste nell’area di Ortigia. Al suo interno si trovano opere interessanti ed ottimi spunti per lunghe pause contemplative, come l’Annunciazione di Antonello da Messina (1474), le tele di Mario Minniti e di Marco Costanzo, oltre ad alcune produzioni dei Gagini e di altri bravi autori. A Guglielmo Borremans si deve l’Immacolata. Di un certo interesse il Museo dell’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico), teatro di esposizioni legate alle rappresentazioni classiche. Notevole anche il Museo del cinema. Fra i monumenti militari merita di essere citato il castello di Eurialo (V-IV sec. a.C), caratterizzato dalla forma trapezoidale e dalle cinque torri.