Erice: un gioiello del trapanese

Domina un promontorio dal quale si gode di una vista panoramica incredibilmente romantica. Il sito che ospita il centro abitato si trova a 750 metri sul livello del mare, con Trapani a breve distanza. Secondo Tucidide il primo insediamento venne fondato dagli esuli di Troia, giunti in Sicilia dall’Anatolia, dopo la caduta della celebre roccaforte.  I Sicani li battezzarono Elimi e a loro si deve la costruzione della cinta muraria e del tempio di Venere. La città ebbe una storia travagliata. Per un lungo periodo fu contesa da Siracusani e Cartaginesi, ai quali passò alla fine del V secolo. Nel 244 a.C. venne il turno della dominazione Romana, al cui ciclo fece seguito una fase buia e poco feconda. All’831 risale l’avvento degli arabi, che la battezzarono Gebel-Hamed. I Normanni contribuirono al suo sviluppo e le diedero l’appellativo di Monte San Giuliano, che per molti anni ha identificato il posto. Erice offre un’esperienza contemplativa straordinaria, che unisce in un prezioso distillato il ricco assortimento di paesaggi, colori ed atmosfere dell’area, dove si coglie una teatralità ambientale di impagabile richiamo. Anche il gioco di luci e velature, che si alternano al ritmo del sole d’estate e della nebbia d’inverno, sancisce un intrigante contrasto espressivo. La sua  sintesi è nella meravigliosa magia di un posto fuori dal tempo, dove un senso di completa ammirazione pervade chi ha il privilegio di sperimentare il coinvolgimento emotivo generosamente elargito. Nel tessuto urbano spiccano le strade lastricate che, talvolta, concedono spazi pedonali assai minuti. Questi stretti vicoli narrano una storia nobile, degna di essere conosciuta. Le case, sigillate tra loro, si aprono al cortile interno, dove si svolge la vita sociale del vicinato, al riparo da sguardi indiscreti. Il centro storico, di chiara impronta medievale, offre un felice avvicendarsi di piazzette ed aiuole, all’ombra delle oltre sessanta chiese presenti nel territorio, come quelle di San Giuliano, San Martino, San Cataldo e San Giovanni Battista. Quest’ultima si caratterizza per la candida cupola, che ispira un senso di grande serenità. La chiesa Madre, consacrata all’Assunta, sfoggia un bel campanile merlato e delle bifore di taglio leggero. Al suo interno trova collocazione la statua in marmo della Madonna col Bambino, attribuita a Domenico Gagini.  Il palazzo municipale accoglie il Museo Cordici, con le sue raccolte di cimeli di varie epoche, a partire da quella preistorica. Tra le sue mura è possibile ammirare anche diverse pitture, come quella dell’Annunciazione, firmata da Antonello Gagini. Ciascuna delle tre porte d’accesso al paese ha il suo nome: Spada, Carmine e Trapani. Tutte sono di origine normanna. La cittadina disegna un superbo triangolo equilatero, ai cui vertici si trovano il Quartiere Spagnolo, il Duomo o Matrice (1314) e il castello di Venere (XII secolo), sorto sulle rovine del tempio dedicato alla dea della fertilità e dell’amore. Nel cuore della figura geometrica insiste il monastero della chiesa di San Pietro, che ospita il centro studi “Ettore Majorana”, fondato nel 1963. In questa cornice si svolgono importanti seminari internazionali sulle più disparate discipline scientifiche, con la partecipazione di insigni luminari, premi Nobel compresi, che trovano un quadro di riferimento ideale per l’approfondimento e l’integrazione. Oggi  il “laboratorio”,  guidato da Antonino Zichichi, è una delle realtà più vivaci dello scenario culturale nazionale. Il suo prestigio ha regalato ulteriore impulso all’immagine di Erice, veicolata ancora una volta a livello mondiale.