Campofelice di Roccella e la sua storia

 

L’insediamento originario del paese era nell’area di Roccella, posta lungo il litorale, a ridosso della spiaggia. Qui i residenti, sfruttando le favorevoli condizioni climatiche e l’ampia disponibilità di acqua, si dedicavano a fruttuose coltivazioni che nel corso dei decenni crebbero a vista d’occhio. L’agricoltura è stata per lunghi periodi la principale risorsa economica del luogo, grazie agli ideali requisiti fisici e geografici. Furono proprio le ragioni commerciali connesse a quel comparto  e la necessità di reperire nuovi spazi per accrescere la produzione, ma anche la necessità di prevenire i rischi di epidemie e inondazioni legate alle piantagioni di riso, a spingere don Gaspare La Grutta a stimolare il trasferimento verso la zona più alta, ritenuta salubre e sicura. L’operazione fu meno difficile del previsto e la gente si lasciò persuadere senza particolari problemi. Il nuovo sito, per l’amena ubicazione, assunse l’appellativo di Campofelice. La nascita del Comune risale al 19 dicembre 1699, quando La Grutta ottenne da Re Carlo II la “licentia populandi” e fondò il Casale di Roccella, con un cospicuo versamento nelle casse della Regia Corte. Nel 1700 il luogo si aprì a una fase di grande espansione, lanciandosi verso le cento case e le quattordici botteghe. In quell’anno nacque la chiesa Madre, dedicata alla patrona Santa Rosalia. L’edificio, restaurato nel 1834 e nel 1985, offre una facciata di taglio molto semplice, con due torri campanarie, ciascuna delle quali accoglie un orologio. La grande finestra rettangolare che sovrasta il portale concede la luce all’unica navata interna, dominata dal Crocifisso ligneo posto di fronte all’ingresso. Ai lati ci sono le statue della Vergine Santissima, dell’Addolorata, di Santa Rosalia e di Gesù Cristo. L’effigie dell’Annunciazione impreziosisce il tempio di fede, che è la testimonianza tangibile del nucleo storico del paese. Campofelice restò nella giurisdizione di Collesano fino al 1920, quando divenne Comune indipendente. Proprio alla fine di quella fase, per evitare la sovrapposizione con altri centri dotati di toponimo simile, venne aggiunta l’appendice Roccella. Un modo intelligente per segnare la differenza, riappropriandosi al di una storia che affonda le sue radici in un epoca più lontana di quello che si crede. Le vicende recenti del luogo si allacciano alla legittima rivendicazione della paternità sulle tribune dell’edizione iniziale della Targa Florio. Queste venivano erroneamente attribuite alla frazione di Buonfornello, che ricade nel Comune di Termini Imerese. In realtà gli spalti erano in contrada Pistavecchia, nei pressi dell’odierno svincolo autostradale. Un errore durato un secolo, che si è risolto nel 2006, grazie ad alcune foto d’epoca e alla focosa determinazione degli appassionati locali. Oggi i conti sono stati regolati e gli sportivi possono andare fieri del ruolo occupato dal loro paese nell’antologia romantica della gloriosa sfida motoristica siciliana. Ma Campofelice di Roccella, formidabile porta verso le Madonie, non vive solo di ricordi, come dimostrano le lussuose strutture ricettive sorte nell’area del litorale. Alcune di queste sfoggiano uno stile da mille e una notte ed ospitano al meglio i flussi turistici che gravitano sull’area.

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